Powerpoint è un pericolo?
Fece scalpore nel settembre del 1993 questo titolo su Wired del professor Edward Tufte di Yale. Ma per fortuna stimolò anche una profonda riflessione sull’uso di uno strumento tanto potente quanto equivoco.
Il mitico programma sviluppato dalla Forethought Inc nel 1987 per Apple ed acquistato pochi mesi più tardi da Microsoft che lo ha reso parte dal 1990 della suite Office, fin dalle sue origini raccolse ampi consensi ed il numero di utilizzatori si impennò esponenzialmente.
Per riprendere i termini di Tufte, lo slideware si diffuse al punto da essere ovunque: aziende, pubblica amministrazione, addirittura scuole. Milioni di copie sparse nel mondo a produrre fantastiliardi di slide! Al punto da privilegiare la forma sul contenuto trasformando ogni cosa in vendita.
Il dibattito che ne seguì fu acceso e profondo: le enormi potenzialità di comunicazione che lo strumento offriva rispetto ai precedenti sistemi di presentazione aprivano orizzonti inesplorati, sia nella direzione della maggior chiarezza che in quella della maggior confusione. Scivolare nelle centinaia di slide era un rischio fortissimo, a discapito però del messaggio; al punto di arrivare a compilare volumi di slide proprio per non comunicare: nella sequenza continua si perdeva il filo del ragionamento, storditi dai continui effettidi ciò che si vedeva.
Credo sia esperienza comune quella di convegni dove lo schermo è talmente pieno di informazioni da non riuscire neppure a leggerle, o di slide talmente brutte e confuse da sortire lo stesso effetto. Talvolta ho partecipato a corsi – ma purtroppo non è successo solo a me – in cui il docente, dando le spalle alla platea, si limitava a leggere le slide, spesso aggiungendo anche una voce monotona, priva di ogni enfasi.
Ho presenti due mie esperienze, due corsi, molto diverse fra loro, in cui la comunicazione è stata particolarmente efficace.
Uno era sugli skill di presentazione (guarda caso!) ed era senza slide. Gli strumenti erano una webcam ed uno schermo per riprendere e rivedere, commentandoli, i nostri esercizi, ed una flipchart, nonché molti fogli colorati. Lo ricordo come uno dei corsi più efficaci a cui ho partecipato. L’approccio era esperienziale e poche nozioni di base venivano sperimentate da ognuno personalmente e commentate insieme.
L’altro era un corso sulla composizione dell’argomento (di nuovo in tema!) basato su un caso da sviluppare attraverso dei template. Questo era infarcito di slide, ma di fatto facevano da sfondo a quanto noi, a gruppi, stavamo componendo, ordinavano la trama del nostro tessuto e dettavano il ritmo del percorso.
L’elemento comune dunque era il fatto di sperimentare direttamente, di persona o a gruppi, l’argomento.
Ecco allora lo spunto che ne traggo: non è questione di Power Point, il focus va posto sul comunicare, usando lo strumento più adeguato al contesto, ma sempre nell’ottica di verificare di essere stati compresi. In questo senso l’esercizio e l’esperienza diretta sono insostituibili ed il feedback attivo, cioè condiviso e analizzato, è la cartina di tornasole dell’efficacia della comunicazione.
Power point sarà o non sarà diabolico in dipendenza della nostra capacità e competenza nel trasferire messaggi.



11. gen, 2010 








Autore




Interessanti le due esperienze che descrivi. Non è lo strumento che rovina la comunicazione, ma chi non si prepara adeguatamente. Ci sono presentatori bravi che sfruttano molto bene il supporto che gli danno le slide. Altri rovinano il loro intervento con slide pesantissime. Il dramma è che questi ultimi non se ne rendono conto, e non pensano di dover migliorare.
Grazie Alessandra, sottolinei un aspetto fondamentale e mai banale: bisogna avere qualcosa da dire per …. dirlo.
In questo senso strumenti molto potenti, come PPT ad esempio, possono effettivamente diventare pericolosi
Condivido il pensiero di Alessandra. Basta guardare infatti una presentazione di Steve Jobs sul sito della Apple (http://www.apple.com/quicktime/qtv/wwdc08/) per capire che il bravo presentatore sa “piegare” lo strumento (che non è Powerpoint nel caso di Steve) al suo volere e quindi “trasmettere” e far ritenere al pubblico ciò che gli sta più a cuore.
Marco, significativo il link che proponi: in quella presentazione ogni dettaglio è studiato: abbigliamento, luci, tono della voce e soprattutto quanto si proietta sottolinea e fissa con una semplice immagine o poche parole quanto Jobs sta dicendo.
Ciao Roberto,
guardando questo video mi è tornato in mente il tuo articolo!
http://www.microsoft.com/office/powerpoint-slidefest/do-and-dont.aspx?WT.mc_id=oo_enus_eml_videos&play=graph
Mi piacerebbe sapere cosa pensi di questa campagna di comunicazione ufficiale della Microsoft…
Gli insegnamenti di Microsoft, fatti con la solita grande abilità comunicativa, confermano che lo strumento è solo … uno strumento e che saperlo usare apre enormi orizzonti. Loro poi hanno il grave problema di rivendere una cosa che tutti hanno già, dunque devono stimolarne l’uso.
In ambito formativo però, guardandomi intorno, mi sta crescendo il sospetto che in realtà le slide, anziché uno strumento per il corso, siano diventate sempre più una traccia per docenti distratti (e forse neppure così competenti) e un manuale per discenti poco coinvolti nell’aula, che sperano di capire le cose rivedendole poi.