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Nuove strategie per nuovi scenari

L’uscita dalla crisi richiede più flessibilità nella strategia e nell’organizzazione. Basare la strategia sulla capacità di agire adeguatamente agli stimoli ed alle richieste che di volta in volta si affacciano, a partire da una competenza globale, ma mirata e declinata sul singolo caso e curare gli investimenti secondo questi principi di selettività ed adattività.

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Cosa ne facciamo del Project Manager?

No, non abbiate paura. Il mestiere non è esaurito, anzi!

Il fatto è che un titolo da project manager non si nega a nessuno. Una decina d’anni fa nacque la definizione di project manager “accidentale”, coniata per significare chi, dopo aver percorso alcune esperienze, si sentiva aggiungere la responsabilità di dettare i tempi anche ad altre persone e di azzeccare le stime. Devo però dire che mi riconosco in questa “maturazione” professionale. Fino a non molti anni fa non esisteva alcun titolo di studio specifico e, almeno nelle nostre facoltà universitarie, l’argomento era trattato di striscio, accidentalmente anche lui.

Questo derivava dalla chiara e, ancora oggi, diffusa consapevolezza che il tenere le fila del discorso per arrivare accettabilmente ad una fine era una questione di buon senso e praticità più che di tecniche.

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Powerpoint è un pericolo?

Credo sia esperienza comune quella di convegni dove lo schermo è talmente pieno di informazioni da non riuscire neppure a leggerle, o di slide talmente brutte e confuse da sortire lo stesso effetto. Talvolta ho partecipato a corsi – ma purtroppo non è successo solo a me – in cui il docente, dando le spalle alla platea, si limitava a leggere le slide, spesso aggiungendo anche una voce monotona, priva di ogni enfasi.

Nel settembre del 1993 un intervento su Wired del professor Edward Tufte dal titolo “Powerpoint è un pericolo?” fece molto scalpore e servì a stimolare una profonda riflessione sull’uso di uno strumento tanto potente quanto equivoco.

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